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Dal mercato alla città

San Pietro in Gu – prima metà del 1900
A quel tempo gli abitanti di San Pietro in Gu erano circa 3.500.
Il martedì c’era il mercato, formato da un banco di frutta, uno di scarpe e zoccoli, uno di stoffe. Vi erano anche scambi e vendite di pulcini e di pollame vario, all’ombra delle grandi piante della piazza. Ogni primo martedì di Ottobre c’era la fiera dei bovini, i cui prezzi erano decisi dai “sensari” (mediatori), in base alle quotazioni delle vendite dei bovini nei mercati di Cittadella e Vicenza.

A San Pietro in Gu c’erano:
• 5 negozi di generi alimentari, tutti situati nel capoluogo, a parte uno presente nella frazione di Barche;
• 4 tabaccherie, tre nel capoluogo e una a Barche;
• 6 osterie, di cui cinque nel capoluogo e una a Barche;
• 1 ferramenta nel capoluogo,
• 2 negozi di stoffe,
• 3 fornai,
• 3 latterie sociali: una a Barche, una al Molinetto e una in via Castellaro,
• 3 latterie private: due a Barche e una a San Pietro in Gu in via Roma.

Esistevano due modalità di raccolta del latte:
• ciascuno individualmente trasportava il latte alla latteria con il secchio o il carretto;
• vi era una raccolta collettiva. Ciascuna latteria provvedeva a trasportare il latte da ogni azienda con l'asino o il mulo. Venivano scelti questi animali perché più resistenti dei cavalli, rispetto alle temperature rigide invernali.

Molte aziende agricole producevano in casa il formaggio. Tale produzione continuava nel periodo estivo nelle "casare" in montagna, dove le mucche venivano spostate.
In piazza a San Pietro in Gu c'erano 2 macellerie e sempre in piazza veniva svenduta la carne di mucche morte a causa di malattie non infettive o di incidenti; questa carne prendeva il nome di "carne da cavaleto".
Oltre al mercato vi erano anche gli ambulanti, che passavano di casa in casa a vendere generalmente attrezzi in legno per la cucina, materiale per il lavoro di cucito e a maglia, gelati ecc.
Vi erano anche sarti e calzolai che confezionavano vestiti e scarpe su misura. Lungo il fiume "Ceresone" c'erano 4 mulini, precisamente via Sega, in via Zanchetta, in via Rebecca e a Barche. Nei mulini in via Sega e a Barche, la forza dell'acqua delle ruote faceva funzionare una segheria.
Durante la guerra vi fu un'anomalia nel mercato in quanto si richiedeva una tessera per l'acquisto di generi alimentari e vestiario. A causa di questo (il prodotto non era sufficiente a coprire le necessità dei tesserati), alcune merci insufficienti venivano vendute a prezzi di mercato nero.
Attualmente la città - mercato copre senza nessun problema ogni esigenza del singolo cittadino.

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